L’odore delle donne

Da un po’ di tempo mi trovo a fare “passeggiate” veloci in vari parchi della mia città, o per strada. Invece che correre, cammino, un po’ veloce, ma nemmeno troppo. Circa 6km/h. Per un’ora, a volta un’ora e mezza. Cammino perché ancora a correre non riesco, per via di articolazioni non proprio al top. Ma non volevo parlare di questo.

Durante queste passeggiate mi piace osservare quel che mi circonda, animali in ogni dove, auto di ogni colore, ma soprattutto vedi altre persone intente a fare tante cose, ognuna nel suo microcosmo personale. Chi legge su una panchina, chi porta il cane a spasso, chi prende il sole, chi suona il sassofono (sì, è da un po’ di tempo che in una zona verde c’è un ragazzo che la mattina si mette accanto alla sua bici e suona il sassofono, tra il trambusto di clacson e motori). Ed incroci altri “passeggiatori”, qualcuno in bici, a volte i famosi “runner”. Alcuni in maglietta e pantaloncini in pieno inverno, altri con tute di plastica in piena estate.
Gli uomini sono sempre vestiti in modo spartano, maglia e pantaloni, abbigliamento essenziale e tecnico. Le donne no. Colorate, vestite chic, accessoriate. Sì, accessoriate, ho visto anche ragazze correre con una borsa sottobraccio.
Ma quel che colpisce più del vestito è l’odore.
E qui arriviamo al titolo del post, a quel che mi ha portato a scrivere queste righe.

Se ti supera o incroci un uomo che corre l’odore che lascia è di sudore, fatica, anche se è perfettamente asciutto e magari non affaticato. Se invece a superarti è una donna, anche se iper-sudata, affaticata, o altro, lascia sempre una scia di profumo. Non importa se giovane, anziana, atletica, quel che ti colpisce è il profumo.
Come se fossero sempre pronte per qualche appuntamento.

Ci sono liste e liste… sul web!

Verso l’ora di pranzo stavo facendo una passeggiata ed imprecando contro l’arrivo del caldo quando l’occhio mi cade sulla locandina del “il Tirreno”.
Per chi non fosse di Livorno bisogna dire che trattasi del quotidiano di Livorno, quotidiano nato tanti anni fa, oggi facente parte del circuito dei quotidiani del gruppo “Espresso”. Quotidiano che vorrebbe fare concorrenza al più apprezzato “Vernacoliere”, ma che in realtà fa concorrenza ai vari giornali di gossip nazionali.

Comunque pensieroso leggo le prime righe della locandina e per un istante un barlume di speranza aleggia in me. Dovrò per una volta ricredermi sul giudizio che ho di tale giornale? Chissà, infatti le prime parole della locandina sono qualcosa tipo “in rete lista di livornesi…” ed io, ingenuamente, penso alla lista dei nazi sugli ebrei e sui “falsi convertiti” pubblicata su holywar, che comprende anche persone di Livorno. Sì, nella lista c’è anche il mio cognome, anche se visto che mio nonno era della provincia di Udine dovrei cercare altrove, ma tant’è, da oggi sarò comunista, filopalestinese ed anche falsoconvertito, a cosa non si sa, così che mi daranno la caccia nazi e mossad :-)

A parte gli scherzi, l’illusione dura un solo istante. Infatti poco dopo, nella famosa locandina (non avrete mica perso il filo del discorso vero?) c’è scritto “…delle scappatelle extraconiugali” :-)

Fatemi capire? Con liste di proscrizione nazi in giro per il web questi pensavo a gleeden? Perché in realtà si tratta di pubblicità occulta per quel sito. Basta leggere questa pagina per capirlo.

Il Tirreno non manca mai di stupire e farci ridere, e del resto essendo espressione del PD locale cosa aspettarsi?

p.s.
tra l’altro non capisco di che stupirsi. Livorno, terza città toscana (la seconda se non consideriamo i cinesi), non dovrebbe essere la terza anche nelle liste di iscritti di qualsiasi sito? Più che altro stupisce il secondo posto di Pisa, ma questa è un’altra storia :-)

chi gliel’ha detto a renzi che è di sinistra?

autolesionistra:

io proprio non capisco.
forse in una vita precedente è stato un elefante che ha inavvertitamente stiacciato una famiglia di toponi e gli è apparso un buddha pisano che lo ha condannato a reincarnarsi come omo de destra iscritto al pidì.
chi gliel’ha detto a renzi che è di sinistra? è un’idea sua? è una di quelle cose tipo quando da piccolo ti metti in testa la scatola del pandoro e dici che sei mazinga?

Can’t Pay, Won’t Pay, Don’t Pay.

Torno a scrivere sul blog dopo mesi. Del resto ormai con tutti questi social network l’avere un blog, per chi come me non ha molto da dire, è diventato un vezzo di poca utilità. Devo ripensare la forma “blog/sito” integrandolo con i vari social network. Per questo sto sperimentando pagine su facebook e google+, e studiando come abbinarle a WordPress. Ma questo è altra cosa…

Dopo questa noiosa premessa ne approfitto per segnalare una intervista a Andrew Ross, docente della New York University, noto per il suo impegno militante, pubblicata sul manifesto e che ho letto sul sito UniNomade. Ross è tra i promotori della campagna “Occupy Student Debt”.
La sua risposta ad una domanda secondo me contiene la chiave delle “lotte” di questo tipo. Il rischio cioè di ridurre a semplice lista di “consigli” i temi della protesta e farne proprie le tematiche, quando invece queste sono (o almeno sarebbero) “alternative” al sistema di visione del mondo di chi fa queste operazioni di “sciacallaggio”.
Che in USA ne stiano dibattendo ed in Italia invece è già successo e sembra normale la dice lunga sulla “crisi” che stiamo vivendo come popolo, e non parlo della crisi economica.
E non penso che OWS sia un movimento di “estremisti comunisti” o chissà cosa. Nessuno sano di mente lo pensa. Ma solo il pensare a criticare il sistema di valori su cui si basa la società attuale in Italia è fuori dall’ordine delle idee, anche da parte di chi si professa di “sinistra”. Qui chi va oltre al semplice rivendicare alcuni “miglioramenti” viene preso per pazzo.
Senza parlare di chi invece ormai prende le distanze da ogni idea di sinistra pur cercandone i “voti”. Del resto in un paese normale nessuno si sognerebbe di considerare i dirigenti del PD non dico di sinistra, ma nemmeno come interlocutori per prenderci un caffè. E purtroppo sto sempre più notando che anche i militanti di quel partito ormai sono su quella lunghezza onda.
Abbiamo introiettato un modo di pensare del capitalismo finanziario a tal punto che ci preoccupiamo di spread, borse, btp e tanto altro, senza nemmeno mettere in discussione il “loro” dominio sulle nostre vite. E senza sapere cosa sono tra l’altro. Potremmo dire, per usare le parole d’ordine di questi movimenti, che il 99% si preoccupa dei problemi dell’1%.

La domanda e la risposta di cui parlo le riporto qui, potete leggere l’intervista integrale nel sito UniNomade

C’è un pericoloso ritornello dei politici e opinion maker socialdemocratici e liberali (si pensi a Paul Krugman): avete ragione. L’obiettivo è quello di ridurre la radicalità del movimento a specifiche domande, cioè al ruolo di opinione pubblica. Viceversa, il movimento Occupy sembra rappresentare la fine della speranza di Obama, ovvero della speranza in Obama. La lotta contro il debito è, innanzitutto, una pratica di riappropriazione della ricchezza sociale. Da questo punto di vista, potremmo dire che è un movimento costituente. Cosa ne pensi?

Concordo. La nostra campagna è un’iniziativa di azione e non una lista di domande, poiché condividiamo l’ethos di Occupy per cui le domande non possono essere rappresentate dal sistema politico attuale, sotto la funesta influenza dei dollari delle aziende. Le azioni che puntano a riappropriarsi della ricchezza e del potere non sono solo in sé potenzianti, ma anche – come dite – costituenti di un nuovo modello di cultura politica. La maggior parte dei partecipanti a Occupy si stanno rendendo conto di una trasformazione soggettiva: il linguaggio è spesso di innocenza radicale, un sintomo manifesto del sorgere di una nuova “struttura del sentire”, per dirla con Raymond Williams. Certamente la classe politica tenterà di cooptarne alcuni, e non la vedo come una risposta inattesa: non si può erigere un confine non poroso tra un movimento e l’establishment.

L’imperialismo, fase suprema del capitalismo.

Ho trovato in rete uno scritto, una critica al leninismo ed alle successive teorie, tra le altre cose imputata ad un errore di valutazione di Lenin. Non voglio entrare nell’argomento specifico, non mi trovo molto d’accordo con questo scritto, ma per introdurre la teoria di Lenin viene scritto:

Nel suo esilio in Svizzera, nel mezzo della prima guerra mondiale, Lenin scrisse un pamphlet dal titolo L’imperialismo, fase suprema del capitalismo. In esso, egli sostenne che, attraverso un processo che si era completato a cavallo del secolo, il capitalismo aveva modificato il suo carattere. Il capitale industriale e quello bancario si erano fusi dando luogo al capitale finanziario e il capitalismo concorrenziale cedette al capitalismo monopolistico, il quale, attraverso trust, cartelli e altri accordi monopolistici, dominava la produzione. Dovendosi confrontare in casa propria con profitti calanti, questi monopoli si trovarono costretti dalle condizioni economiche a esportare capitali investendoli nelle zone economicamente arretrate del mondo, dove potevano essere realizzati profitti più elevati. Quindi, continuò Lenin, iniziò la lotta tra i più avanzati paesi industrializzati per assicurarsi le colonie dove tali “sovra-profitti” potevano essere realizzati.

poi si dice

Lenin esagerò sia il grado di concentrazione monopolistica a cui era giunto il capitalismo, sia la differenza tra il tasso di profitto realizzato in patria comparato con quello delle aree economicamente arretrate del mondo.

Allora una domanda sorge spontanea. Oggi a che punto siamo? Non solo vedo che il grado di “concentrazione monopolistica” sia aumentato, ma vedo che il capitale finanziario è quello che gestisce davvero il mondo.

Quindi oltre a “Proletari di tutti i paesi, unitevi” e “Popoli oppressi di tutto il mondo, unitevi”, ci sarebbe da aggiungere “Esseri cognitivi di tutti il mondo, unitevi”

Chi può mi illumini

Guerra

Tag

Dal “nuovo” dizionario dei sinonimi e contrari

guerra
Sinonimi e Contrari
1 Sin. conflitto, ostilità, lotta
2 (commerciale, dei prezzi ecc.) Sin. concorrenza
3 (estens.) Sin. scontro, controversia, contrasto, lite.
4 (politca) Sin. azione umanitaria, missione di pace, lotta al terrorismo, no-fly zone, “impegno per la pace, per la solidarietà, i diritti, e la libertà dei popoli”

Tammuriata rosa

Tag

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La succube del patriarca:

“I’ nun capisco bbuone che succede
che vonno cheste femmene
moderne nun se vede.
L’ommo che cce vuo’ fà è fatt’accussì
sta croce ci ‘a purtammo
cu pacienza c’aggi’a dì.”

Il movimento:

“Uè qua’ pacienza uè
né scétate mammà
stu milord ‘e tuo marito
l’hai lisciato l’hai servito
s’è pigliat’ ‘a vita toia
l’ha spremuta cumm’acché!”

Il rivoluzionario factotum:

“Cumpagna cumpagné’ nun ce pensà
‘a legge dell’abborto t’a facc’io,
tira a campà.
Tu si nu poco scarsa, bello core,
pe’ te deciderrà l’eccellentissimo dottore.”

Il movimento:

“Uè quale scarsa uè
né scetate cumpà’
si marito o si dottore
si cumpagno o monsignore
semp’a coppa tu me staie
bello mio nun me fai ochiù!”

La nuova che arriva:

“Uaglione a me me pare ‘n funno ‘n funno
che chiste femministe nun è cosa
‘e l’ato munno
Chest’è na cosa grande,è ‘na speranza
i’ primma nun ce stevo mo’
però me faccio ‘nnanza”

Il movimento:

“Uè benvenuta uè
ja’ donne jammo ja
via sti piatt’e caccavelle
oggi è sciopero da casa
viv’a tammuriata rosa
bella bella cumm’acchè!”

1975


Riferimenti:
Il Deposito

p.s.
Ho cercato il brano in video o audio, ma non ho trovato niente. Se avete qualche link mi farebbe piacere ascoltarla

La ballata della FIAT

Questa canzone di Alfredo Bandelli calza a pennello in questo giorno dove ormai la FIAT sta diventando il baluardo di un capitalismo che vuol trattare le persone sempre più come merce da sfruttare. Siano essi operai o calciatori. Con l’abissale differenza di stipendio e lavoro svolto naturalmente.

Cambiano le reazioni, le parole d’ordine, i sogni, le speranze, ma alcuni temi sono rimasti identici. Anzi, a volerla dire tutta sembra siano peggiorati. Uso il condizionale, perché a differenza di Fassino non mi permetto di mettermi nei panni di qualcun altro, e non conosco la situazione da dentro.

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