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Introduzione

Nell’introduzione al suo decalogo Nielsen ci dice che i weblog sono un tipo di sito diverso dagli altri, dove aspetti normalmente importanti come per esempio il design hanno un importanza minore, soprattutto nei blog fatti come se fossero un “diario personale”. Se invece un blog si rivolge a terzi deve rispettare alcune regole di comunicazione e soprattutto non fare quelli che l’autore considera gli errori principali, senza dire a noi comuni mortali in che modo è arrivato a scegliere questi errori.

To reach new readers and respect your existing readers’ time constraints, test your weblog against the following usability problems.

Vediamo brevemente questi errori.

1. Nessuna informazione sull’autore

Devo ammettere che su questo punto, che poi come vedremo si riflette in altri errori, ho opinioni controverse.

In prima battuta sono d’accordo con Nielsen, dire chi siamo aggiunge un quid al sito e permette di farsi conoscere e far sapere con quale professionalità scriviamo.
Inoltre se è vero che scrivere una biografia ispira maggior fiducia e autorevolezza a quello che si scrive, non facendoci passare per chi scrive di tutto e di più senza magari avere esperienza in materia, è anche vero che in un blog l’essere anonimi può essere utile per poter parlare liberamente dove non è possibile (come davanti al proprio capo tanto per citare un altro dei dieci errori), per sentirsi liberi di esprimersi oltre la propria timidezza, in sostanza può essere una possibile valvola di sfogo psicologica.

Credo che mettere o non mettere le informazioni su se stessi non sia un errore, ma una scelta del blogger, al limite l’errore lo fa l’utente che crede a tutto ciò che legge nei blog senza domandarsi chi sta scrivendo.
Se leggo del sogno di una ragazza o dell’opinione su un film di qualcuno non vedo dove sta il problema nel conoscere o meno maggiori informazioni riguardo l’autore. Diverso se qualcuno da consigli professionali su un blog senza dire chi è, pensiamo a possibili consigli medici per esempio. Ma in questo caso l’errore è anche dell’utente che da credito a tali consigli.

In pratica il dire “chi sono” lo trovo un qualcosa in più nell’aumentare il credito verso la mia persona, ma non ci trovo niente di male nel non inserire queste informazioni.

2. Nessuna foto dell’autore

Eh no, qui non sono proprio d’accordo. Non tutti siamo narcisisti come Nielsen e mantenere una certa decenza nel non farsi vedere non lo trovo un errore.

Nella vecchia versione del mio sito personale avevo messo delle mie foto, nella nuova versione, come in questo sito, no. Non penso che questo influisca sulla mia credibilità e se poi come scrive Nielsen i volti umani si ricordano più dei nomi… beh, non essere riconosciuto per strada è una libera scelta 🙂

Se a Nielsen piace non vedo perché debba piacere ad altri blogger più o meno famosi. Naturalmente io non corro certo questo rischio.

Mi sembra una cosa non così importante comunque.

3. Titoli dei post poco descrittivi.

Questo è vero, nei blog il titolo di un post è molto importante, ma non tutti e non sempre riescono a trovare un titolo giusto. Qui si entra nella bravura di un blogger.

A volte anche un titolo divertente, considerato un errore da Nielsen, può dare un tono simpatico al blog, ma ci impedisce di capire il contenuto dell’articolo, e con l’utilizzo sempre più massiccio dei feed rss può essere un problema in quanto non offre all’utente un quadro preciso dell’argomento e del contenuto del post, e non gli fa capire cosa troverà cliccando.

Trovo anche io un pessimo errore inserire titoli TUTTI IN MAIUSCOLO. Sono difficoltosi da leggere e sembrano “urlati”.

4. I link non dicono dove vanno.

Questo è vero, molto spesso si vedono link fatti male, come i tanto diffusi “clicca qui”, invece un link dovrebbe in qualche modo far capire dove si sta andando. Nielsen dice di usare, quando non è possibile specificare bene il link, l’attributo title inserendoci l’URL.

Utilizzare l’attributo “title” è secondo me una cosa giusta, consigliata anche dalle specifiche WCAG, ma scrivere in tale attributo l’URL come consiglia Nielsen non mi sembra il modo corretto di procedere. L’URL del link si vede normalmente nella barra di stato ed al limite un errore grande, non solo dei blog ma di ogni pagina web, è disabilitare questa feature tramite javascript. Per questo per esempio trovo l’opzione di Mozilla di impedire la modifica della status bar una caratteristica buona di questo browser.

Di solito preferisco usare l’attributo “title” per mettere una spiegazione del link che si sta per andare a visitare.

Tanto per uscire dall’argomento “Nielsen”, la nuova versione 1.6 di WordPress ha un editor wysiwyg che permette l’inserimento del tag “title” facilmente. Purtroppo nella versione non wysiwyg non c’è. Questo non mi piace, anche perché ho trovato la versione wysiwyg un po’ difettosa, per esempio nell’inserimento di liste, nello scrivere codice XHTML corretto. Spero che si aggiunga la possibilità di inserire facilmente l’attributo “title” anche dall’editor non visuale.
Fine OFF TOPIC 🙂

Update: Ho modificato il file di WordPress per inserire anche il tag “title”, ma nella versione ufficiale continua a non esserci.

5. I post più importanti sono nascosti.

Si ok, è vero. Ci sono studi di web design che spiegano questo, e tutti noi che abbiamo realizzato almeno un sito ci preoccupiamo sempre di mettere in evidenza i link che rimandano alle sezioni più importanti.

Ma qui inizio a non capire a cosa si riferisce Nielsen.

I Blog sono altro, come giustamente scrive il più “usabile” Maurizio Boscarol (mi perdoni questa affermazione) nella sua critica al decalogo di Nielsen, e per loro stessa natura portano a prendere in considerazione il flusso temporale degli articoli e non la loro importanza.

In sintesi, un consiglio esatto posto in un contesto sbagliato.

6. Il calendario è l’unico sistema di navigazione.

Da una parte questa affermazione si può riallacciare a quella sopra, il calendario è uno strumento utile in un blog per leggere gli articoli e permette di capire l’evoluzione del pensiero del blogger, come quando si studia un autore filosofico per esempio :-), ma da un altro lato mettere anche una divisione in argomenti la trovo una cosa essenziale soprattutto per il fatto che gli argomenti (o “tag” in alcuni casi) sono un modo per permettere la segnalazione del proprio post in altri siti.
E soprattutto in alcuni siti il periodo temporale è abbastanza esteso e trovare un articoli di proprio interesse diventerebbe quasi impossibile.
Sono d’accordo con Nielsen anche quando dice che non è bene inserire troppe categorie per un articolo.

In definitiva il “calendario” va bene se non è l’unico sistema di navigazione.

7. Frequenza di pubblicazione irregolare.

Non tutti siamo blogger di professione, e scriviamo quando ci viene voglia e quando abbiamo tempo, evitando di scrivere sempre e comunque.
E poi se in Italia pubblicassimo in maniera regolare saremmo soggetti alla inutile, dannosa e priva di senso legge sulla stampa.

8. Troppi argomenti diversi.

Commentare questa affermazione dopo aver fatto due blog proprio per diversificare gli argomenti trattati mi sembra superfluo, ma i blog servono anche per esprimere i propri pensieri liberamente e se una persona vuole parlare di tutto e di più forse si avvicina al concetto di blog più di me o di Nielsen.

9. Dimenticare che quello che stai scrivendo lo leggerà anche il tuo futuro capo.

Prima dice di mettere nome, foto e biografia, dopo dice di stare attenti a cosa si scrive in Internet. Consiglia di pensare due volte a ciò che si scrive e di non postare se non si vuole che in futuro il proprio capo legga il post.

Think twice before posting. If you don’t want your future boss to read it, don’t post.

Allora conviene anche lui che alcune cose è meglio scriverle in modo anonimo?

Non so, lo trovo un modo limitante e contraddittorio di porre la questione. Fin dai tempi delle BBS e delle mie letture su Decoder l’anonimato in rete è sempre stato considerato uno degli aspetti sociologicamente significativi delle nuove forme di comunicazione, e uno dei motivi di questa scelta era proprio per una maggiore libertà di espressione.

Il bello di un blog forse è proprio lo scrivere non pensando che l’articolo lo possa leggere il futuro capo.

10. Il dominio del vostro blog appartiene ad un servizio di blogging.

Letting somebody else own your name means that they own your destiny on the Internet.

Lasciare che qualcuno possieda il tuo nome significa che controllano il tuo destino su internet? Forse si. Come dimostra l’esempio di Splinder meglio avere un proprio dominio, si evitano cambiamenti o addirittura cancellazioni improvvise del servizio. Adesso poi ci sono offerte di hosting molto vantaggiose e software che permettono di realizzare blog in poco tempo e soprattutto in maniera molto semplice.

Qualcuno potrebbe però obiettare che fare un blog in un sito che offre tale servizio è più semplice e, cosa non da poco per un blog, più visibile.
Questi siti infatti offrono spesso anche la possibilità di entrare in una community e questo rende la cosa diversa dal semplice pubblicare un blog.

Tra l’altro proprio in questo periodo sto avviando un servizio di questo tipo su Blog Italia con la versione multiuser di WordPress 🙂

Conclusioni

Si può essere d’accordo o no con quelli che Nielsen considera errori, si può discutere se ci sono altri errori più importanti, tra l’altro l’autore non ci dice nemmeno in che modo ha stilato questa classifica, ma l’argomento secondo me non meritava una tale considerazione come vorrebbe farci credere Nielsen, che forse dovrebbe pensare a rendere il suo sito più “usabile”, più che a stilare decaloghi.

Naturalmente ho scritto questo articolo senza pensare al fatto che il mio futuro capo possa leggerlo e forse ho peccato di presunzione e di non completezza, ma se non scrivevo qualcosa non rispettavo la periodicità dei post 😉

Buona usabilità a tutti

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