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Oggi è il 25 Aprile, festa della liberazione. Ma liberazione da cosa?
Fin da subito era parsa una liberazione a metà. E le canzoni erano un modo per esprimere questa sensazione.
Ne sono state fatte molte di queste canzoni, una degli anni ’70 iniziava così:

Fiore rosse e fucile:
viva la libertà!
Era il 25 aprile:
si rifà la società!

I padroni sono morti,
i fascisti impiccati,
la giustizia degli insorti,
libertà per gli sfruttati.

Proletari al potere,
non c’è più la schiavitù,
dalle fabbriche al quartiere
non si servirà mai più….

Ho sognato per vent’anni e più
quel 25 aprile
ricordo della mia gioventù
vissuta col fucile,

finché dal popolo in servitù
si leva un canto e va
e riporta di quegli anni
ancor la rossa libertà.

Ma ci dissero al Partito:
«Sotto con la produzione,
il conflitto è ormai finito,
non si fa rivoluzione».

Cerimonie e deputati;
a che serve aver lottato?
il fascismo può parlare,
“democratico” è lo stato.

Son passati tanti anni:
sfruttamento ed elezioni,
due promesse, cento inganni,
mentre vincono i padroni.

La canzone non termina qui, dopo continua con la speranza. Negli anni ’70 avevano almeno la speranza, oggi abbiamo perso anche quella. Nonostante siano passati tanti anni, continuano sfruttamento, promesse, inganni. E vincono ancora i padroni.

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