Grazie al blog di Antonella Beccaria sono venuto a conoscenza di un post di Pino Nicotri sul 7 Aprile, processo nel quale, insieme a tanti altri, è stato coinvolto.

Quel processo è il simbolo della repressione giudiziaria, del mettere in galera “innocenti accusati ed assolti dopo anni di galera senza neanche una scusa“, e purtroppo dopo 30 anni questo giustizialismo massmediatico (il caso 7 aprile fu in realtà un sequestro e un processo di massa a mezzo stampa) è ancora presente. Da una parte e dall’altra.

Non mi faccio certo ingannare dal falso innocentismo della destra beslusconiana. Come cantava Claudio Lolli la borghesia “gode quando gli anormali son trattati da criminali, chiuderebbe in un manicomio tutti gli zingari e intellettuali, ama ordine e disciplina, adora la sua Polizia, tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare”. Ed infatti manette per i più deboli e libertà per i potenti.

Nell’altra destra, quella antiberlusconiana, il giustizialismo è sempre stato presente, con maggiore senso dell’eguaglianza forse, ma solo perché i bilanci fallimentari hanno iniziato a farli da poco, loro.
Del resto, come scrive Pino Nicotri e come si sa da anni, ma fa sempre impressione leggerlo, “Il botto del 7 aprile 1979 è stato innescato, a detta dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, da me interpellato nel 2004, dal Pci che aveva passato alla polizia gli elenchi di tutti coloro che dopo la fine degli anni sessanta per un motivo o per l’altro non avevano rinnovato la tessera del partito.

Ma c’è anche un’altra teoria, che molti continuano a ripetere da anni. Quel processo fu l’inizio del potere dei media sull’opinione pubblica e del servilismo degli stessi nei confronti del potere. Ed ecco che una falsa accusa viene tacciata di “verità assoluta”. Di esempi oggi ne abbiamo talmente tanti che è inutile e retorico farne cenno, ma forse non è proprio vero che il 7 aprile del 1979 sia l’inizio di questo comportamento. Del resto i media gridarono al “mostro” per Valpreda già dieci anni prima. E chissà quanti esempi si possano fare prima e dopo.
Forse è la natura stessa dei media ad essere servile al potere ed ad indicare la strada verso accuse prese a pretesto, spesso per togliere l’attenzione da altri avvenimenti.

E forse in questa ottica vanno letti i provvedimenti contro internet, non solo frutto dell’ignoranza dei legislatori, ma anche il voler controllare un media che, in molti casi, sfugge alla regola del servilismo.

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